Nel 2003 Lancia si trovava in una situazione difficile. È vero, il marchio era riuscito a lanciare due anni prima la sua ammiraglia Thesis, ma il suo design radicale e il tentativo di spostarsi verso un segmento più premium non avevano convinto i clienti.
La Ypsilon vendeva appena fuori dall’Italia, la Lybra invecchiava rapidamente con vendite scarse e la Phedra era sostanzialmente una Fiat Ulysse rimarchiata. Sembrava che il marchio fosse destinato a scomparire, ma al Salone di Francoforte 2003 apparve un raggio di speranza: un piccolo concept chiamato Lancia Fulvia.
Per ogni appassionato di auto europee questo nome suona molto familiare. Per chi non lo sapesse, la Fulvia fu una vera leggenda. Nel 1963 Lancia presentò la pratica berlina Fulvia e due anni dopo lanciò una coupé che conquistò completamente il pubblico.
Il modello montava un insolito motore V4 a V stretto e una carrozzeria di incredibile bellezza firmata da Piero Castagnero. Il passo era accorciato di quasi 15 cm rispetto alla berlina e l’auto era una delle coupé più eleganti della sua epoca.
Ma la Fulvia divenne famosa non solo per il design. Ottenne grandi successi nei rally. Il modello vinse il Campionato Italiano Rally nel 1965, 1966, 1967, 1968, 1969, 1971, 1972 e 1973, conquistò il Campionato Internazionale Costruttori 1972 e si aggiudicò anche i Campionati Europei Rally nel 1969 e nel 1973. Inoltre, la Fulvia permise a Lancia di gettare le basi per future leggende come la Stratos, la 037, la Delta S4 e la Delta Integrale.
Nel 2003 la moda del design retro era al suo apice. Volkswagen vendeva già il New Beetle, BMW aveva resuscitato la Mini e Jaguar aveva presentato la S-Type. Lancia decise di testare la reazione del pubblico a un’interpretazione moderna della Fulvia: il risultato fu impressionante.
I designer Flavio Manzoni e Alberto Dilillo riuscirono a trasferire l’aspetto della classica Fulvia Coupé su una meccanica contemporanea, conservando tutto il fascino dell’originale. Fiancate pulite, splendidi fanali posteriori e proporzioni perfette resero il concept incredibilmente carismatico.
Anche l’abitacolo era eccezionale. Pelle marrone scuro, inserti in legno con venatura a righe e comandi metallici apparivano così pregiati che persino l’interno dell’Audi TT sembrava quasi ordinario al confronto, nonostante Audi fosse all’epoca considerata tra i leader nella qualità degli interni.
La cosa più notevole è che il concept era completamente funzionante. Sotto il cofano c’era un quattro cilindri di 1.8 litri in grado di accelerare da 0 a 100 km/h in 8,6 secondi. A aiutarlo c’era un peso a secco di soli 990 kg. Inoltre, Lancia permise addirittura ai giornalisti di guidare la Fulvia Concept, cosa estremamente rara per un’auto di questo tipo.
Per un breve periodo sembrò che il progetto avesse una reale possibilità di arrivare alla produzione di serie. La rivista Evo scrisse che “anche se non possiamo essere completamente certi che Lancia farà la cosa giusta, i segnali sono promettenti. La reazione del pubblico è stata incredibilmente positiva e, dopo la recente riorganizzazione all’interno del Gruppo Fiat, il marchio potrebbe finalmente tornare a essere una marca sportiva invece di fare da spalla ad Alfa Romeo”.
Purtroppo quelle speranze non si realizzarono mai. Poco dopo il debutto il progetto fu cancellato. Il Gruppo Fiat attraversava una grave crisi finanziaria, con perdite superiori al miliardo di euro all’anno. Inoltre la produzione della Fiat Barchetta – la piattaforma su cui avrebbe dovuto basarsi la Fulvia – stava per terminare. In quelle condizioni, lanciare una coupé sportiva per Lancia fu ritenuto troppo rischioso.
La concept Lancia Fulvia era semplicemente troppo bella per il suo tempo e cadde vittima di circostanze sfortunate. Oggi un’auto del genere probabilmente non vedrebbe mai la luce a causa del cambiamento dei gusti dei clienti e delle sempre più severe normative sull’elettrificazione.
Per questo la Fulvia resterà per sempre una di quelle splendide auto che non sono mai arrivate sulla linea di produzione ma continuano a vivere nel cuore degli appassionati.




